Nel libro di Edoardo Montolli, il consulente delle procure, Gioacchino Genchi, svela nuovi particolari, dalle stragi del ‘92 all’inchiesta Why Not
CIÒ CHE GLI ERA DA SUBITO sembrato strano era stato il perfetto disegno dell’attentato, preparato nei minimi dettagli, dall’intercettazione volutamente rudimentale della linea telefonica della sorella di Borsellino, all’esplosivo di tipo bellico utilizzato (…). E un’altra cosa, soprattutto, non capiva. Da dove potessero aver azionato il telecomando dell’autobomba i mafiosi, in un luogo chiuso come via D’Amelio. (…). C’era un solo punto da cui la visuale sul posto sarebbe stata perfetta: il Monte Pellegrino. In cima c’era un castello, il castello Utveggio. E dentro, un centro studi. (…). Nei pressi del castello c’erano apparecchiature della Sielte, la stessa ditta per cui lavorava Pietro Scotto, il telefonista che aveva individuato come possibile autore dell’intercettazione a casa Borsellino (…). E che da via D’Amelio fino a dove cominciava a salire il Monte Pellegrino faceva avanti e indietro spessissimo. Pietro Scotto, fratello del boss Gaetano, che sarà condannato per la strage di via D’Amelio. Poi (…) aveva scoperto come in questo centro studi, il Cerisdi, ufficialmente una scuola per manager, si celasse, al tempo della strage di via D’Amelio, una base coperta del Sisde, smobilitata pochi giorni prima che l’indagine arrivasse lì, a dicembre ’92 (…).
-On. Dott. Luigi De Magistris Eurodeputato
-On. Sonia Alfano Eurodeputato
-Dott. Giacchino Genchi Consulente informatico uffici Giudiziari
-Dott.ssa Lidia Undiemi Dottoranda di ricerca dell’università di Palermo
-Caterina Tusa FP-CGIL Sicilia
-Eugenio Sasso FIOM REGIONALE CGIL
-Marco Caselli Testimonianze lavoratori ATU – EUTELIA
-Matteo Terzo Testimonianza lavoratori Stenotipia Leggi il seguito di questo post »
REPLICA ALL’ARTICOLO “Libera a Genova, una nota di Nando Dalla Chiesa“
Crediamo che Nando Dalla Chiesa abbia bisogno di una pausa. Quando si arriva ad una sfilza di errori come quelli che infila, uno dopo l’altro, per cercare di giustificare un delirio, significa che serve un po’ di riposo e poi con calma cercare di studiare bene la realtà, i fatti e la situazione. Forse eviterà figure peggiori… anche perché il Comune di Genova che gli paga 96mila euro all’anno per la sua consulenza, probabilmente lo fa per avere un Nando in piena forma e non ridotto ad annaspare.
Ma vediamo cosa ha scritto, sul sito nazionale di Libera, e rispondiamo punto per punto.
In “verde” quanto da lui scritto in “rosso” quanto gli rispondiamo. Oggi qui e quando sarà necessario anche in Tribunale, senza nessun timore, perché noi lo sappiamo di essere irriverenti, senza padrini, padroni o protettori, ma la verità dei fatti la diciamo e la continueremo a dire, certi che dire la verità sia sempre la strada giusta, anche se scomoda…Leggi il seguito di questo post »
“Sono allo stremo, non hanno più soldi per andare avanti ma devono portare da mangiare a casa! Hanno bisogno del nostro aiuto, se non vogliamo che la loro splendida esperienza si spenga!
Tra loro c’è chi è stato sfrattato, chi ha avuto tolto i figli, chi ha dovuto vendere la vespa e camminerà solo in bicicletta, chi per cena mangia solo un uovo sodo, chi ha tentato il suicidio.
Si meritano il nostro aiuto perchè sono riusciti ad ottenere risultati eccezzionali, ci hanno fatto risparmiare le spese di discarica di 600 tonnellate di materiali che hanno raccolto, ma soprattutto perchè hanno dimostrato alle istituzioni che i rifiuti non sono solo un costo.
Per questo motivo chiedono un aiuto a tutti coloro che possono sostenerli (bastano anche pochi euro, se siamo in molti!):
Beneficiario: Banca Prossima S.P.A.
iban: it39c 03359 01600 100000008144
Causale: Donazione a sostegno della cooperativa APAS
Questi soldi serviranno a non farli sentire soli, a dimostrare che noi siamo con loro, che apprezziamo il loro sforzo e la loro tenacia. Glielo dobbiamo! E’ anche nel nostro interesse .”
La “Società cooperativa APAS sociale Onlus” fa sapere che in seguito alla comunicazione telefonica tra l’Avv. Nadia Spallitta, avvocato della cooperativa e consigliere comunale, e l’ingegnere Gaetano Lo Cicero, direttore generale del Comune e Presidente di AMIA S.P.A., entro
stasera l’AMIA farà una delega per il pagamento diretto alla cooperativa, affinché questa possa riscuotere il proprio credito direttamente dai consorzi del CONAI.
Se ciò non si verificasse, la cooperativa presenterà decreto ingiuntivo in Tribunale per ottenere il pagamento delle somme dovute dall’AMIA.
La cooperativa APAS precisa che la protesta dei cenciaioli non è mirata ad ottenere l’assunzione all’AMIA o altrove, nè a creare un’altra forma di precariato o stipendificio a spese dei cittadini palermitani, ma mira, invece, a
diventare un realtà sana e produttiva a beneficio della città, una realtà che crei sviluppo ed innovazione.
Ad oggi il Palazzo Comunale è ancora presidiato dagli operatori della cooperativa APAS, i quali chiedono il rinnovo della convezione per almeno un anno, periodo necessario affinchè la stessa provveda ad espletare l’iter
burocratico per ottenere le proprie autorizzazioni autonome.
La cooperativa APAS fa sapere che le azioni di protesta dei suoi soci lavoratori non sono rivolte contro la cittadinanza, ma, anzi, costituiscono una azione a difesa dei palermitani tartassati da esose tasse sui rifiuti,
perchè mirano ad evitare l’inquinamento causato da centinaia di tonnellate di rifiuti riciclabili che, senza l’attività dei cenciaioli, rimarrebbero sulle strade o marcirebbero in discarica. Il futuro è la raccolta differenziata non l’inceneritore, probabile causa della disincentivazione attuale della raccolta differenziata.
“Nei giorni scorsi Gian Antonio Stella ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione davvero incredibile e che riguarda una dirigente dell’INPS di Rossano, in provincia di Cosenza, la quale ha denunciato presso le autorità competenti tre cooperative che pare abbiano sottratto all’INPS e quindi a noi contribuenti circa 15 milioni di euro. Leggi il seguito di questo post »
Mancano poco più di 20 giorni e l’Ospedale S.Giovanni di Dio di Agrigento sarà chiuso. Il 5 marzo scorso vennero iscritti nel registro degli indagati tecnici, funzionari, manager dell’ospedale per l’inchiesta sulla qualità dei materiali della struttura. I carottaggi realizzati in ogni punto dell’ospedale infatti diedero tristi esiti: il calcestruzzo utilizzato nella realizzazione dell’ospedale era depotenziato ovvero presentava un’alta percentuale di sabbia nell’impasto tale da rendere la struttura a rischio di crollo. Il 28 luglio scorso la guardia di finanza ha notificato un provvedimento di sequestro cautelativo dell’ospedale e nel giro di 30 giorni la struttura deve essere abbandonata dai degenti, dai medici, da tutti. Ovviamente questo ha creato non poco panico tra la popolazione che si vedrebbe costretta a vivere senza un ospedale che possa soccorrerli. La popolazione si è subito mobilitata e ieri mattina il comitato che è nato spontaneamente sul web si è dato appuntamento davanti la prefettura per avere risposte. I ragazzi dello staff da Palermo si son diretti di buon mattino verso Agrigento, volevano essere presenti per capire la situazione e dare un sostegno agli agrigentini molti dei quali a noi vicini in questi anni di battaglie civili. Quello che si poteva percepire era lo stato confusionale: nessuno aveva notizie certe, nessuna dichiarazione pubblica davanti la prefettura, nessuna idea sul futuro prossimo dell’ospedale. Si è atteso fino alle 17 per seguire la conferenza stampa della “Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali” tenuta presso l’ospedale incriminato. Leggi il seguito di questo post »
C’è una coppia di autori calabresi che dal silenzio nel quale a molti piacerebbe vederli definitivamente relegati, seguitano a fare un rumore tale da causare il continuo riaccendersi di luci su una Calabria che sicuramente preferirebbe rimanere al riparo dagli sguardi.
Mi riferisco a Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, gli autori che hanno dato origine ad un sodalizio professionale che si può distinguere per la ricchezza di contenuti nei loro lavori, frutto di una collaborazione animata da due straordinarie personalità che si distinguono per curiosità intellettuale, per generosità nell’impegno e per la forza con la quale conducono la loro attività.
Insieme hanno realizzato due opere letterarie: “La Società sparente” e un libro in prossima uscita “Famelika”.
Curiosamente entrambe le pubblicazioni sono state segnate da delle insolite vicissitudini editoriali.
Emiliano e Francesco rappresentano sicuramente un sodalizio professionale anomalo per la loro eterogeneità. Il primo è un giovane uomo con una formazione giuridico filosofica, il secondo è un consapevole cinquantenne con una profonda vocazione artistica. Il collante che ha potuto dar origine a questa particolare collaborazione è rappresentato dal comune amore per la Calabria, terra che vedono ogni giorno violentata dalla ‘ndrangheta, un fenomeno che disprezzano fortemente e di fronte al quale hanno dimostrato di avere ben pochi timori reverenziali.
Sono a Milano con Francesco Saverio Alessio. Leggi il seguito di questo post »
Processo Borsellino: Ayala sentito negli uffici della Procura di Caltanissetta (IRIS) – ROMA, 3 AGO (18.25) – Il magistratoGiuseppe Ayala e’ arrivato nel pomeriggio negli uffici della Procura della Repubblica di Caltanissetta per essere sentito dai sostituti che si occupano dell’inchiesta sulle stragi del ‘92. Ayala e’ stato convocato per la seconda volta dai pm nell’arco di pochi giorni come persona informata dei fatti. Il magistrato e’ stato citato sull’incontro che Paolo Borsellino avrebbe avuto nel ‘92 al Viminale con l’allora ministro Mancino. Ayala in una intervista aveva affermato di aver saputo che l’incontro fra il politico e il magistrato vi era stato, ma ai magistrati lo aveva negato. I pm hanno recuperato l’intervista audio di Ayala, in cui parla dell’incontro, e adesso hanno deciso di risentirlo.
Fonte: IRIS Press
Mafia: Ciancimino risponde a PM su trattativa con Stato
3 agosto 2009 – Caltanissetta.Massimo Ciancimino ha risposto alle domande dei pm della Procura di Caltanissetta sulla trattativa che vi sarebbe stata tra la mafia e lo Stato nel 1992. E’ quanto emerge dall’interrogatorio al quale il dichiarante è stato sottoposto oggi negli uffici della procura nissena. Ciancimino per quasi quattro ore ha parlato dei retroscena delle stragi Falcone e Borsellino. L’interrogatorio é stato condotto dal procuratore, Sergio Lari e dai sostituti della Dda, Nicolò Marino e Stefano Luciani. Il verbale è stato secretato. Da quanto si apprende il dichiarante ha ricordato di non aver ancora consegnato ad alcuna procura il “papello”, la lista di richieste scritte da Riina nel 1992 rivolte allo Stato. Fonte: ANSA e Antimafiaduemila.com